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19 Ottobre 2020

Lp(a) e rischio cardiovascolare: abbiamo bisogno anche della genetica?

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Di:

Camilla Cavallaro

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La lipoproteina (a) è un biomarcatore promettente nella stratificazione del rischio cardiovascolare. Come indicato nelle linee guida europee per la gestione delle dislipidemie, valori plasmatici elevati  di Lp(a) (>120 nmol/L) sono associati ad un aumentato rischio di sviluppare eventi cardiovascolari maggiori1,2. L’effetto aterogenico e pro-infiammatorio di questa lipoproteina è spiegato dalle analogie strutturali con il plasminogeno (effetto pro-coagulante) e dall’azione ossidante delle catene fosfolipidiche 3.

Studi di genetica hanno dimostrato la presenza di varianti geniche che spiegherebbero oltre il 60% dei casi con un incremento patologico di Lp(a) 4. Negli individui Europei, è stato stimato infatti che 1 individuo su 5 abbia elevati livelli di questa lipoproteina.

Recentemente un gruppo di ricercatori americani ha presentato in occasione del meeting della società europea di aterosclerosi 2020 e successivamente pubblicato su JAMA Cardiology un interessante lavoro riguardante l’utilità prognostica dei test genetici per la determinazione dei livelli di Lp(a). I risultati dello score genetico di rischio LPA sono stati confrontati con  i livelli circolanti di Lp(a) ed utilizzati in aggiunta agli score di rischio tradizionali in una popolazione di pazienti adulti, senza malattia aterosclerotica, non in trattamento con farmaci ipolipemizzanti 5.

LO STUDIO

Questo studio, di tipo prospettico osservazionale, è stato condotto utilizzando dati provenienti dal database UK Biobank, che comprendeva 374,099 individui di razza caucasica/europea, con età compresa tra i 40 e i 69 anni, per il 54% costituito da donne. Tutti i pazienti sono stati seguiti con un follow up di  11.1 anni, durante i quali  il 5.1% dei partecipanti ha sviluppato eventi cardiovascolari (arteriopatia periferica, coronaropatia, infarto del miocardio, stroke ischemico, morte per cause cardiovascolari). I ricercatori hanno messo a confronto il potere predittivo della misurazione diretta delle Lp(a) plasmatiche ed il LPA genetic risk score in termini di eventi CV maggiori.

La misurazione dei livelli ematici di Lp(a) ed il calcolo del risk score genetico LPA, indipendentemente da razza ed etnia, sono associati ad un rischio sovrapponibile di sviluppare eventi CV maggiori (hazard ratio per 120 nmol/L increase, 1.26; 95% CI, 1.23-1.28 vs hazard ratio, 1.29; 95% CI, 1.26-1.33; P < .001). Lo score genetico LPA non aggiunge pertanto informazioni prognostiche alla misurazione delle Lp(a) plasmatiche.

La misurazione dei livelli di Lp(a) e lo score di rischio genetico LPA aggiunti al calcolatore di rischio QRISK3 ed al “Pooled Cohort Equations” ACC/AHA hanno apportato un miglioramento solo modesto nella capacità di predire eventi cardiovascolari (area sotto la curva 0.640; 95% CI, 0.633-0.647 vs 0.642; 95% CI, 0.635-0.649 per entrambi; P = .005 e P = .01, rispettivamente).

 

CONCLUSIONI:

 

  • LPA genetic risk score è risultato essere uno strumento competitivo e sovrapponibile alla misurazione dei livelli di Lp(a) nella determinazione del rischio di eventi cardiovascolari nell’ambito della prevenzione primaria.
  • Lo score di rischio genetico LPA, che comprende 43 singoli polimorfismi nucleotidici (SNPs), non aggiunge informazioni prognostiche quando combinata con i livelli plasmatici di Lp(a). Può costituire però uno strumento utile per definire meglio il profilo di rischio dei pazienti nei quali non sono disponibili misurazioni dei livelli di Lp(a).
  • Pur non aggiungendo informazioni prognostiche alla misurazione delle Lp(a) plasmatiche, nell’ottica di una cardiologia di screening e considerata l’aumentata diffusione ed accessibilità ai test genetici, questa scoperta aprirà la strada a futuri studi clinici per ridefinire le strategie di prevenzione.

 

References:

 

  1. Mach F, Baigent C, Catapano AL, et al. 2019 ESC/EAS Guidelines for the management of dyslipidaemias: Lipid modification to reduce cardiovascular risk. Eur Heart J. 2020;41(1):111-188.
  2. Nordestgaard BG, Chapman MJ, Ray K, et al. Lipoprotein(a) as a cardiovascular risk factor: Current status. Eur Heart J. 2010;31(23):2844-2853.
  3. Van Der Valk FM, Bekkering S, Kroon J, et al. Oxidized Phospholipids on Lipoprotein(a) Elicit Arterial Wall Inflammation and an Inflammatory Monocyte Response in Humans; HHS Public Access. 2017;134(8):611-624.
  4. Burgess S, Ference BA, Staley JR, et al. Association of LPA variants with risk of coronary disease and the implications for lipoprotein(a)-lowering therapies: A mendelian randomization analysis. JAMA Cardiol. 2018;3(7):619-627.
  5. Trinder M, Uddin MM, Finneran P, Aragam KG, Natarajan P. Clinical Utility of Lipoprotein(a) and LPA Genetic Risk Score in Risk Prediction of Incident Atherosclerotic Cardiovascular Disease. JAMA Cardiol. 2020;02114:1-9.

 

 

 

 

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