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18 Gennaio 2021

Le donne vengono da Venere e gli uomini da Marte; differenze di genere nel controllo dei fattori di rischio cardiovascolare

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Di:

Laura Gatto

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La cardiopatia ischemica continua a rappresentare in Europa la prima causa di mortalità (47% per le donne e 39% per gli uomini) nonostante gli sforzi messi in campo per garantire un ottimale controllo dei fattori di rischio cardiovascolare soprattutto nell’ambito della prevenzione secondaria. Precedenti studi condotti su larga scala hanno suggerito nella popolazione femminile una più bassa incidenza nel raggiungimento dei target sebbene non ci siano differenze di genere in tali raccomandazioni [1].

La survey dell’ESC (European Society of Cardiology) EUROASPIRE V è stata condotta tra il 2016 ed il 2017 per verificare l’implementazione nel controllo dei fattori di rischio cardiovascolare alla luce delle ultime linee guida emanate dalla Società Europea nel 2016 [2]. La survey, condotta in 27 differenti paesi europei, ha interessato una popolazione con età compresa tra i 18 e gli 80 anni con storia di una ospedalizzazione per un evento cardiovascolare (infarto miocardico, angina instabile, rivascolarizzazione mediante angioplastica coronarica o intervento di bypass aorto-coronarico) occorso tra i sei mesi e i due anni antecedenti alla conduzione dello studio [3]. Su uno degli ultimi numeri dell’European Journal of Preventive Cardiology, sono stati analizzati i dati della survey con lo scopo di fornire una overview contemporanea delle differenze di genere nel controllo dei fattori di rischio cardiovascolare nei diversi paesi europei differenziati anche in base al reddito [4].

Per controllo ottimale dei fattori di rischio sono stati presi in considerazione: la cessazione del fumo, lo svolgimento di attività fisica regolare (definita come 30 minuti di esercizio almeno cinque volte a settimana), il calo ponderale, l’ottimizzazione del controllo pressorio (PA < 140/90 mmHg per la popolazione generale e <140/85 mmHg per i pazienti diabetici), del profilo lipidico (colesterolo LDL < 1.8 mmol/L) e del diabete (Hb glicata < 7% nei pazienti diabetici e < 6.5% nei pazienti non diabetici).

La survey ha interessato un totale di 8261 pazienti, di cui il 25.8% sono state donne. In media le donne erano rispetto agli uomini più anziane (65.4 aa vs 63 aa; P < 0.001) e presentavano un più basso livello di scolarizzazione. Inoltre più frequentemente le donne riferivano una storia di pregresso ictus, di scompenso cardiaco e di diabete, ma meno spesso erano state sottoposte a procedure di rivascolarizzazione sia percutanea che chirurgica. Il sesso femminile era maggiormente rappresentato nella popolazioni arruolate nei paesi con reddito più basso.

Per quanto riguarda il controllo dei fattori di rischio cardiovascolare, le donne si presentavano più frequentemente come non fumatrici rispetto agli uomini (87.3% vs 79.3%, P < 0.001). Peraltro  tale fattore di rischio era meno presente nel sesso femminile anche prima dell’evento coronarico; infatti non sono state dimostrate differenze di genere nella cessazione del fumo. Le donne presentavano anche una tendenza significativamente più bassa a raggiungere i livelli raccomandati di attività fisica rispetto agli uomini (27.5% vs 36.8% ,  P < 0.001) ed erano meno frequentemente non obese (54.3 vs 65.1%; P < 0.001). Non sono state invece riscontrate differenze significative nel controllo dei valori pressori, anche se le donne facevano un maggiore usi di farmaci antipertensivi (83.1% vs 75.7%; P < 0.001). Per quanto riguarda il raggiungimento dei valori target di colesterolo LDL questo era meno frequente nel sesso femminile (22.1% vs 31.4% P < 0.001) che in misura minore seguiva terapie ipolipemizzanti (80.1% vs 85.6%, P < 0.001). Anche in merito all’ottimizzazione del controllo glicemico le donne diabetiche hanno mostrato un andamento peggiore con valori di HB glicata <7% solo nel 48.6%, verso il 56.7% degli uomini (P < 0.001).

Gli autori dello studio hanno quindi concluso che in prevenzione secondaria le donne, rispetto agli uomini, presentano un peggior controllo dei fattori di rischio cardiovascolare, confermando evidenze già emerse in studi antecedenti. Tali risultati sono ad esempio sostanzialmente sovrapponibili a quelli di EUROAPSIRE IV [5], la precedente survey dell’ESC che aveva arruolato 7998 soggetti affetti da cardiopatia ischemica: anche in questo caso le donne hanno presentato un più altra prevalenza di obesità, di mancato raggiungimento dei target di colesterolo LDL, di emoglobina glicata e di attività fisica raccomandata.

Il dato sull’ottimizzazione del profilo lipidico, raggiunto solo dal 22% dei soggetti di sesso femminile, appare ancora più preoccupante alla luce del fatto che nel 2019 sono state pubblicate le nuove linee guida sul trattamento delle dislipidemie che hanno abbassato a 1.4 mmol/L il target di colesterolo LDL da raggiungere in prevenzione secondaria [6]. Sarà interessante verificare se questa nuova riduzione della soglia determinerà un’ulteriore accentuazione delle differenze tra i due sessi o se, paradossalmente, porterà ad un una riduzione del gap, considerato l’enorme sforzo educazionale che si sta portando avanti come comunità scientifica e l’introduzione di nuovi e potenti farmaci ipolipemizzanti come gli inibitori del PCSK9.

Vynckier e coll (4) hanno provato a spiegare queste differenze di genere. Nelle donne l’insorgenza della malattia cardiovascolare è ritardata di circa dieci anni rispetto agli uomini, pertanto il sesso femminile potrebbe presentare al momento del primo evento cardiovascolare un profilo di rischio più elevato e complesso che richiede un maggior sforzo per il raggiungimento dei target. Inoltre le donne tendono ad essere meno informate da parte degli operatori sanitari riguardo al proprio rischio di cardiopatia ischemica e sono più frequentemente affette da ansia e depressione, condizioni spesso associate alla presenza di obesità e di livelli di attività fisica inadeguati. Per di più, questo gap di genere si fonda certamente su motivazioni familiari, sociali e culturali, potrebbe infatti non essere un caso che nella survey le donne provenissero soprattutto dai paesi europei con più basso reddito procapite e presentassero un più basso livello di scolarizzazione. In questo contesto, quindi, particolare importanza deve essere rivolta alle campagne educazionali che si pongono come obiettivo quello di fornire alle donne maggiore consapevolezza riguardo le caratteristiche della patologia cardiovascolare nei soggetti di sesso femminile per prevenirne la diagnosi (spesso ritardata rispetto a quella dei pazienti maschi) e migliorarne la prevenzione.

 

Bibliografia:

  1. Maas AH, Appelman YE. Gender differences in coronary heart disease. Neth Heart J 2010;18:598–603.
  2. Piepoli MF, Hoes AW, Agewall S, et al. ESC Scientific Document Group. 2016 European Guidelines on cardiovascular disease prevention in clinical practice: The Sixth Joint Task Force of the European Society of Cardiology and Other Societies on Cardiovascular Disease Prevention in Clinical Practice (constituted by representatives of 10 societies and by invited experts) Developed with the special contribution of the European Association for Cardiovascular Prevention & Rehabilitation (EACPR). Eur Heart J 2016;37:2315.
  3. Kotseva K, De Backer G, De Bacquer D, et AL. on behalf of the EUROASPIRE Investigators. Lifestyle and impact on cardiovascular risk factor control in coronary patients across 27 countries: results from the European Society of Cardiology ESC-EORP EUROASPIRE V registry. Eur J Prev Cardiol 2019;26: 824–835.
  4. Vynckier P, Ferrannini G, Rydén L, et al. Gender gap in risk factor control of coronary patients far from closing: results from the European Society of Cardiology EUROASPIRE V registry. European Journal of Preventive Cardiology, in press
  5. De Smedt D, De Bacquer D, De Sutter J, et al. The gender gap in risk factor control: effects of age and education on the control of cardiovascular risk factors in male and female coronary patients. The EUROASPIRE IV study by the European Society of Cardiology. Int J Cardiol 2016;209:284–290.
  6. Mach F, Baigent C, Catapano AL, et al. 2019 ESC/EAS Guidelines for the management of dyslipidaemias: lipid modification to reduce cardiovascular risk. Eur Heart J. 2020 Jan 1;41:111-188.
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