Focus On

11 Agosto 2020

Cannabis e sistema cardiovascolare: solo effetti dannosi

cavallaro

Di:

Camilla Cavallaro

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Negli ultimi anni l’aumentata diffusione e legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati (tetraidrocannabinolo, THC e cannabinolo, CBD) ha portato alla necessità di ridefinire gli effetti sull’organismo di queste sostanze, sempre più utilizzate sia a scopo terapeutico che ricreazionale.

A livello del sistema cardiovascolare, come emerge da studi osservazionali di piccole dimensioni, gli effetti dannosi sembrerebbero superare i potenziali benefici.

Una equipe di esperti ha pubblicato in questi giorni un documento dell’American Heart Association (AHA) per mettere in guardia sugli effetti dannosi di queste sostanze ed invitare gli esperti a produrre evidenze scientifiche più solide riguardanti l’associazione tra sistema cardiovascolare e cannabis (1).

Quali sono gli effetti della cannabis a livello del sistema cardiovascolare?

Il CBD ed il THC attraverso un sistema recettoriale che coinvolge l’AMP ciclico, interferiscono con il sistema nervoso, attivano il sistema simpatico ed inibiscono il parasimpatico (2). Questo determina un aumento della frequenza cardiaca, del consumo miocardico di ossigeno, dell’attivazione piastrinica e dell’incidenza di aritmie (PVC, fibrillazione atriale, fibrillazione ventricolare). Inoltre, attraverso il sistema di proteine MAPK e NFkB viene indotta l’apoptosi dei miocardiociti ed il decremento della contrattilità cardiaca. Con l’aumentata produzione di sostanze pro-infiammatorie si determina infine una condizione di danno endoteliale cronico.  Inoltre sia il THC che il CBD inibiscono il citocromo P453A4, uno dei principali metabolizzatori di farmaci, esponendo al rischio di inattivazione di questi.

Nello studio CARDIA (Coronary Risk Development in Young Adults), che comprendeva giovani adulti tra I 18 e i30 anni di età con un follow up di 25 anni,  l’ 84% aveva fatto uso di cannabis e tra questi il 6% era andato incontro ad infarto del miocardio prima dei 50 anni (3). In un altro studio è emerso che soggetti tra i 18 e i 44 anni che facevano uso di cannabis avevano un rischio di 3 volte superiore, rispetto al gruppo di controllo, di sviluppare incidenti cerebrovascolari (4).

Desai et al (5) in uno studio retrospettivo su un campione di pazienti ospedalizzati che facevano uso di cannabis ha osservato che il 2.7% andava in contro ad aritmia, più frequentemente fibrillazione atriale.

 

Considerazioni:

Il documento pubblicato dall’American Heart Association vuole essere un richiamo alla comunità scientifica che dovrebbe rispondere alla popolazione, con evidenze chiare in merito agli effetti dannosi legati all’utilizzo di queste sostanze. Incoraggiandone la sospensione dell’utilizzo a scopo ricreazionale in maniera particolare tra i giovani adulti.

Considerato che le patologie cardiovascolari rimangono una delle principali cause di morte nei paesi industrializzati, fornire evidenze sui danni creati da queste sostanze a livello CV e sensibilizzare i governi e la popolazione su questo tema potrebbe avere importanti ripercussioni a livello sociale, sanitario e politico.

 

Bibliografia

 

  1. Page RL, Allen LA, Kloner RA, et al. Medical marijuana, recreational cannabis, and cardiovascular health: a scientific statement from the American Heart Association. Circulation. 2020;Epub ahead of print.
  2. Volkow ND, Baler RD et al. Adverse health ef- fects of marijuana use. N Engl J Med. 2014;370:2219–2227.
  3. Auer R, Sidney S, et al. Lifetime marijuana use and subclinical athersclerosis: the Coronary Artery Risk Development in Young Adults (CARDIA) study. Addiction. 2018;113:845–856.
  4. DeFilippis EM, Baja NS, et al. Marijuana use in patients with cardiovascular disease. J Am Coll Cardiol. 2020;75: 320–332.
  5. Desai R, Shamim S, et al. Primary causes of hospitalizations and procedures, predictors of in-hospital mortality, and trends in cardiovas- cular and cerebrovascular events among recreational marijuana users: a ve-year nationwide inpatient assessment in the United States. Cureus. 2018;10:e3195.

 

 

 

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin